7 Wild Trails - Una sfida per Chrisophe Le Saux



Christophe le Saux è un atleta RaidLight da diversi anni. Ultra trail runner e appassionato, è specializzato in gare a tappe o sfide lunghe. Gira il mondo alla ricerca di vette da scalare, sempre correndo. Ci racconta la sua ultima sfida nel 2019, le 7 wild trails.

Le 7 wild trails cos'è?

Le 7 Wild Trails sono 7 sfide, per stabilire 7 nuovi record in 7 paesi (Islanda, Perù, Canada, Nepal, Nuova Zelanda, Marocco e Italia) e 6 continenti in totale.

Il mio obiettivo è quello di percorrere dei percorsi selvaggi in modalità trail running, in totale autonomia e senza assistenza. Questo progetto mi sta a cuore in quanto è associato all'associazione Everest en Sable e Équipe Défi Joëlette. Il mio obiettivo è finanziare una Joëlette, in modo da poter portare con me i bambini disabili in alcune delle mie sfide, permettere loro di guardare ad occhi aperti i panorami e uscire dalla loro vita quotidiana, far loro vivere avventure indimenticabili!

Qual'è il programma?

Nel 2018 sono già stato in grado di completare 4 delle 7 sfide tra cui a Giugno una traversata dell'Islanda, ovvero 320km non-stop, poi intorno alla Cordillera Huayhuash in Perù, una traversata di 130km con 8000mt di dislivello positivo.

A settembre sono andato in Nord America per percorrere la Sunshine Coast in Canada, purtroppo a volte bisogna essere ragionevoli e fisicamente il mio corpo ha ceduto.

A Novembre sono andato in Asia per fare gli Anapurnas in Nepal e sono riuscito a stabilire un nuovo record su questo percorso da 220km con 14000mt di dislivello. A Marzo 2019 andrò in Nuova Zelanda per una nuova sfida di 110km con 6000mt di dislivello, poi a Giugno volerò in Africa per attraversare l'Alto Atlante in Marocco dove quest'anno insieme ad amici, ho potuto fare una ricognizione, poi il tour della Valle d'Aosta in Italia nel mese di Settembre.

Da dove hai preso questa idea?

Sono passati 5 anni da quando non ho più una vera "casa", in questo periodo ho girato il mondo come un moderno vagabondo in cerca di emozioni! Ho avuto questa idea perché trovo che le gare trail si siano evolute, ma abbiano perso il lato avventuroso di 15 anni fa, quando ho iniziato a correre ultra trail, è questo che mi fa ancora vibrare di emozioni.

È comunque una svolta comprensibile, il trail è diventato più democratico, diventando anche più accessibile, e allo stesso tempo è bello vedere questo movimento di massa!

Preferisco vedere persone che corrono in mezzo alla natura piuttosto che rinchiuse dentro casa.

Faccio ancora una decina di gare all'anno ma sta diventando sempre più difficile per me essere in prima linea perché sto invecchiando (47 anni nel 2019), e questo mi fa pensare. Il mio sogno sarebbe stato quello di fare il giro del mondo solo con la forza del mio corpo. Attraversare gli Oceani remando, scalare le vette sciando e correndo o anche pedalando…. Purtroppo per mancanza di fondi economiche, questo progetto non era realizzabile, ma sentivo che dovevo fare qualcosa prima di non avere più questa motivazione.

È un progetto che risiede nella condivisione, non vivo queste avventure da solo, ma insieme alle persone incredibili che incrociano il mio cammino, chi condivide l'avventura al mio fianco, sia sul campo o virtualmente tramite i contenuti che inserisco sulle mie reti social.

Sono accompagnato da un team di produzione di media, foto e video, creeremo 8 film e poi faremo un tour internazionale per trasmetterli e condividere questi paesaggi e le culture che ho avuto l'opportunità di scoprire durante le mie sfide.

Cosa significa per te questo progetto?

Questo progetto è sicuramente un punto di svolta nella mia carriera.

L'avventura è un pò la mia vita, e questo progetto mi assomiglia, è rustico, autonomo e molto duro. Rappresenta anche un ritorno ai valori tradizionali, facendo sognare chi non ha la capacità di viaggiare in questo ambiente.

Come sei riuscito a organizzarti?

Sono generalmente abbastanza autonomo, gestisco me stesso.

Ho amici che mi accompagnano e mi aiutano con la comunicazione, i social media e la creazione di contenuti.

Ho 2 cameramen con me, Thomas e Stéphane che mi accompagnano a catturare le immagini e montare i film delle mie avventure. Ho anche il partner RaidLight che mi fornisce attrezzature di qualità e Unifer e altre società che mi forniscono supporto finanziario.

Come ti organizzi per realizzare questo progetto?

Pianifico tutto in anticipo (voli, noleggi, alloggio, che generalmente si fa in tenda, in rifugi o presso le case degli abitanti del posto).

Di solito per un soggiorno calcoliamo dieci giorni, tempo necessario per poterci ambientare, per visitarlo e per immergersi in esso. La data esatta per le sfide è compresa in un range di 3 o 4 giorni, questo ci permette di avere una finestra di bel tempo e avere il tempo necessario per rimanere autonomo fino all'arrivo.

Porto tutta la mia attrezzatura Raidlight e il cibo che generalmente copre il fabbisogno di 2 giorni, dentro il mio zaino. Il mio zaino Responsiv 18L in questi casi pesa tra i 5 e gli 8 kg con l'acqua extra che raccolgo dai fiumi o dalle pozzanghere usando una cannuccia di sopravvivenza.

Ho anche con me un piccolo kit di pronto soccorso con alcune medicine e qualcosa per fare bende e punti di sutura, un GPS Dotvision; il mio cellulare, che mi tiene in contatto con gps e mezzi di comunicazione e con il resto della squadra, per dare loro informazioni sui miei progressi e sul mio stato di salute.

Ne avevo davvero bisogno in Canada, dove ho sofferto davvero. Per fortuna il mio amico Mika è stato lì tutta la notte, e ci siamo sostenuti a vicenda moralmente e fisicamente per lottare contro la tempesta e il freddo che ci aveva colpito duramente. Ci siamo persi, gli alberi cadevano nella foresta a pochi metri da noi, i fulmini stavano per colpirci, siamo stati davvero fortunati ad uscirne solo con una grande stanchezza e una grave ipotermia. Questa è stata la prima volta che ho dovuto interrompere la mia sfida a 28km dal traguardo e dopo aver percorso 139km. Questo è solo in parte posticipato poiché ho intenzione di riprovarci di nuovo nell'Agosto del 2019.

Per quanto riguardano i percorsi, si preferisce scegliere sentieri conosciuti in modo che le persone possano identificare rapidamente il luogo, questo mi aiuta anche a trovare maggiori informazioni, tracce GPS e ad orientarmi più facilmente prima della partenza in quanto per mancanza di tempo, non mi è possibile effettuare ricognizioni.

Dovrò riuscire ad effettuare la ricognizione solamente in due spedizioni, l'avventura in Marocco e in Italia. Dovrò individuare il percorso perché sarò accompagnato da bambini piccoli disabili sulla joëlette. Faranno molta strada con me e spero di vivere un'avventura indimenticabile.

Ancora un grande ringraziamento alle associazioni Everest en Sable e l'Equipe Défi Joëlette per il lavoro che svolgono e per la felicità che donano.

Ti fermerai un giorno?

Non credo che mi fermerò mai. Per me il trail è ancora correre, quindi se un giorno non potrò più correre, camminerò e dirò che sono solo un trailer. In questo momento sono a Londra, è passato solo 1 mese da quando ho interrotto la mia vita nomade e già mi manca, penso di essere un'avventuroso bulimico, mi piace scoprire nuovi paesi e la loro cultura. Non vedo l'ora di esplorare i sentieri della Nuova Zelanda a Marzo che sarà la mia quinta sfida, un paese che non conosco affatto. Mi sento ancora un bambino, ho voglia di assaggiare tutto, toccare tutto e scoprire tutto ma so anche che un giorno non potrò più fare quello che faccio adesso.

A presto per nuove avventure!